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È meglio avere il pesce o imparare a pescare? di Mario Fantasia

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Oggi mi sento buono, e sento che sono nella giusta condizione per raccontarvi una parabola.

La mia bontà consiste poi nello spiegarvi anche il significato di questa parabola.

Siamo in un paese piccolo, in riva al mare, in uno di quei paesi dove la civiltà, il caos, le macchine, lo smog sono rimasti al di fuori del cartello che mostra il nome del centro. È un paese adagiato su una spiaggia lunga e stretta, ed alle spalle delle case vi è il monte che lo protegge dai freddi intensi dei lunghi inverni del nord. È un paese felice, dove tutti gli abitanti sono impiegati a pescare e a raccogliere i frutti del mare, oppure a cacciare gli animali del monte, o a raccogliere i frutti della terra che circondavano le case. Tutti nascevano, crescevano e vivevano all’interno di questo piccolo paradiso terrestre.

Le tradizioni e i mestieri si tramandavano di padre in figlio, cosi che il cacciatore insegnava al figlio tutti i trucchi per una caccia prosperosa, ed il pescatore insegnava al proprio figlio tutte le tecniche migliori per far abboccare tanti pesci ai propri ami. Tutti tranne 1. Il figlio del Sindaco, la persona più importante del paese, che possedeva 2 barche, un giorno decise di interrompere questa catena, e decise di girare il mondo, cercando di fare la sua vita lontano da casa. Partì, superò il monte, e si trovò a vivere nel mondo “civile”. Imparò a conoscere tutti gli agi della vita di città, e fece la sua bella vita tra ristoranti, divertimenti e belle donne. Passarono gli anni e il richiamo di casa si fece sempre più forte, fino a che non decise di tornare, trovando tutto quanto immutato, con qualche anno in più.

Cominciò a riposare; tornato non si interessò a quello che faceva il padre che continuava a pescare, indifferente agli anni che passavano. Quest’ultimo chiese una mano al figlio che intanto continuava a godere dei favori della madre o dei suoi concittadini, ingrassando a dismisura. Era troppo comodo e fantastico mangiare il pesce pescato dal padre e cotto dalla madre. Per quale motivo doveva aiutare il padre?

E venne il giorno in cui una tempesta distrusse tutto il paese, facendo parecchi morti, compresi i suoi genitori. Questo fatto, secondo lui, non avrebbe cambiato nulla nella sua vita, perchè contava sul fatto di essere il figlio del sindaco, e sulla bontà dei suoli concittadini… ma i suoi compaesani, pieni di problemi, lo lasciarono al suo destino, facendolo morire.

Morale: Chi, per pigrizia, vuole che siano gli altri a cuocergli il pesce, arriverà il momento che dovrà procurarselo, non riuscendo a pescarlo. La sua fine è segnata. Chi è in grado di pescarlo non avrà problemi di cibo.

Secondo voi, adesso come vi ho considerato, spiegandovi la morale? Pescatori, o pigri?

Non fate i pigri, mettendo un semplice “mi piace” sui post di Facebook, per farci stare bene, per farci contenti e non leggete ciò che si prepara per voi. Ragionare significa pescare, far finta significa mangiare un pesce rancido che non vi sarà di grande aiuto in questa guerra senza esclusione di colpi che è la SM.

Le esperienze dei vostri e nostri colleghi, le parole di medici, anche di quelli che non vi stanno simpatici, insegnano tutte qualcosa che non possiamo prenderci il lusso di ignorare, e di liquidare, per la vostra pigrizia mentale e culturale, con un semplice mi piace di facciata. L’altro giorno parlavo con un medico molto noto che mi ha detto che lo strapotere economico e l’arroganza delle multinazionali del farmaco si basa proprio sulla pigrizia e la superficialità di noi malati. Che pesci che siamo!!!

Non diamogliela vinta a questi mercanti di morte, che siano essi le industrie farmaceutiche con i loro lacchè in camice bianco, o i professionisti della bufala informativa che si nascondono dietro il paravento di identità fasulle (per non avere responsabilità di ogni tipo) per ammorbarci con le loro teorie sensazionali, i loro lanci miracolistici, i loro ragionamenti basati sul nulla, sulla sabbia. Informiamoci, non strepitiamo come anatre starnazzanti contro il vento, ma accediamo con fame e voglia di sapere e di capire a tutto quello che abbiamo a disposizione. Non accettiamo passivamente tutto ciò che ci sottopongono, acriticamente, ma facciamo funzionare il cervello che la SM non ci ha intaccato.

Smettiamola di essere pigri, o peggio, di fare i pesci, e diventiamo pescatori.

Mario Fantasia