Finché SM non ci separi di C. Occhino

Finché SM non ci separi di C. Occhino

Finché SM non ci separi. Le casistiche per la sclerosi multipla parlano chiaro. Di malattia ci si lascia.

Una buona percentuale dei malati assiste alla fine del rapporto matrimoniale, di convivenza, di fidanzamenti, di nuove conoscenze tanto in fase iniziale della patologia quanto durante il percorso di malattia.
Quali sono i meccanismi che portano alla disgregazione della coppia assodato che la sclerosi multipla funga da miccia?

Non concordo con la spiegazione offerta da alcune fonti ufficiali per cui i tempi di elaborazione del malato, il suo preclusivo investimento affettivo ed energetico nella malattia, la immaturità e non solidità del sentimento affettivo, siano le motivazioni principali della fine dei rapporti affettivi in sclerosi multipla, È sempre per cui un supporto psicoterapeutico continuo di coppia non possa considerarsi quale primaria soluzione strategica e vincente che eviti la disgregazione.

Premesso che ad un malato di sclerosi che affronta una separazione, un divorzio, una rottura affettiva non viene solo a mancare chi gli badi, ma sopra ogni cosa chi abbia valenza su un piano esclusivamente affettivo. Faccio richiamo ad una esperienza puramente affettiva che aggiunge precarietà ad una cavalcata di incertezze.

La sclerosi riesce a ribaltare il rapporto fra partner malato e partner sano e ne esautora la stabilità. Come? Il primo si sentirà inadeguato nei propri ruoli di coniuge, di compagno, di garante del ménage familiare e nel contempo impegnato a districarsi in una lotta con sintomi, terapie, visite; per senso distorto di colpa, pur di non inficiare l’esistenza del partner con la propria presenza non esiterà a desiderare di rinunciarvi quale atto estremo di amore.

Il secondo verrà completamente assorbito con notevole impegno emotivo e fatica dalla preponderanza (o dal timore della preponderanza se non adeguatamente supportato, ed è così, che molti partner sani rimangono soli ad occuparsi del malato) del suo ruolo di assistente alla cura del partner malato , delle sue resistenze psicologiche; se il partner è giovane avrà timore di vedere la propria esistenza presente e futura rovinata da un rapporto impegnativo che ostacoli la realizzazione di ambizioni e progetti personali con un soggetto giovane e malato dal futuro eventualmente ” ipotecato . La sclerosi priva di alcuni necessari momenti per sé quali individui e di entrambi come coppia.

La coppia, in presenza della sclerosi multipla, a causa delle oggettive difficoltà psicofisiche del partner malato (fatica, effetti farmacologici, sintomi, eventuale disabilità, disfunzioni anche sessuali) e del riconoscimento di sé stessi e del partner principalmente all’ interno dei nuovi ruoli imposti dalla malattia, vede diradarsi fino ad esaurirsi del tutto la intimità di comunicazione e di fisicità, di interazione sociale. Tutto ciò porta al silenzio, all’indifferenza, alla rottura.
Durante la patologia sono pronunziate frasi come: vivo recluso con lei da vent’ anni, le tue esigenze di malattia sono incompatibili con quelle mie di vita, non ti riconosco più da quando ti sei ammalato, ammalata. Oppure: tu non comprendi come mi sento, tu non capisci la mia malattia perché non la vivi.

Esse sembrano anche apparentemente crudeli ma rappresentano invece manifestano la dimostrazione di un malessere molto profondo dei singoli e dei singoli nella coppia, dove la frustrante lotta contro la SM si ritorce contro gli stessi nella dolorosa errata percezione di un irriducibile nemico nell’ altro. Da cui allontanarsi per benessere personale. Anche se intimamente non lo si vuole.

Di contro il sostegno psicoterapeutico fin dalla diagnosi deve supportarla, in modo costante.
Per prevenire conflitti e distacchi, per prevenire la non identificazione di sé stessi nella coppia, nei sentimenti che ne sono il pilastro e in quelle parti integre di se stessa che pure rimangono, è basilare questo ausilio psicologico.

Un malato di sclerosi multipla che sia innamorato della propria patologia non esiste. Eppure spesso il sano pensa che il malato lo sia, a volte che viva di essa.
La sua fatica sta nella obbligata convivenza con questa compagna di una fedeltà sconcertante che è la malattia nella piena coscienza di investire gli altri, i propri cari, di impegni e ruoli da cui li esimerebbe volentieri, se potesse.

Cinzia Occhino